EDITO IL SECONDO VOLUME DEI “NUOVI ITINERARI DI RICERCA”
Raccolta di saggi della sezione di San Severo e Alta Capitanata” della Società
di Storia Patria per la Puglia
È stato edito a distanza di qualche mese dalla pubblicazione del primo volume di
Nuovi itinerari di Ricerca,
il secondo numero. Il lavoro d’esordio è stato accolto con molta attenzione e
simpatia, e questo ci ha rallegrato e stimolato a continuare il nostro impegno.
Anche questa volta i saggi raccolti spaziano in un ampio ambito, pur non
perdendo mai di vista il territorio nel quale opera la Sezione di San Severo e
Alta Capitanata della Società di Storia Patria per la Puglia, ai cui soci si
devono anche gli scritti del nuovo volume.
Il nostro proposito, in verità, è di accogliere lavori anche da parte di altri
studiosi, purché abbiano dignità scientifica, ma intanto sono stati i soci
ordinari della Sezione quelli che hanno provveduto a offrire il frutto del
proprio lavoro, ai quali si aggiungono due amici strettamente legati ad essa.
L’ampio saggio d’apertura, dedicato al pontificato di Innocenzo III, conclude lo
scritto ospitato sul primo numero della nostra miscellanea.
Vito Sibilio, docente liceale e dottore di ricerca in Storia Medievale, ha
tracciato un articolato e analitico quadro della personalità e dell’operato di
papa Innocenzo, uno dei nomi di riferimento della Chiesa medievale, o forse
meglio della Chiesa Cattolica
tout court.
Autore di opere come il
De contemptu mundi,
un classico della spiritualità medievale che è difficile dimenticare, una volta
letto e meditato, Lotario di Segni è indubbiamente un personaggio che ha
lasciato un segno profondo. Per giunta, il suo cammino si incontra e scontra con
personaggi del calibro di Federico II di Svevia, ma anche di san Francesco
d’Assisi, che da Innocenzo III ha avuto l’approvazione orale della propria
regola. Si tratta di eventi famosi, che proprio quest’anno sono spesso rievocati,
visto che stiamo celebrando il settimo centenario della morte di san Francesco,
e che si legano a loro volta ad altri protagonisti come Dante e Giotto, per
fermarsi ai primi nomi che ci vengono in mente.
Insomma, nelle pagine del contributo ci sono davvero molti temi e spunti, per
cui è una lettura da raccomandare.
Il secondo saggio,
Il tempo del sacro. Religiosità, poteri e vita comunitaria nell’Italia medievale
e nel territorio di Apricena,
resta
per molti versi nello stesso ambito storico.
L’autore, Giuseppe Di Perna, è un medico odontoiatra che
coltiva la sua passione per la storia, con particolare riferimento a
quella del proprio territorio. Il lavoro parte da lontano, dai primi
secoli del Cristianesimo, per poi focalizzarsi sulla natia Apricena e
sul territorio circostante, nel quale sono vivissime e originali le
testimonianze cristiane. Di qui lo sguardo rivolto anche agli eremi,
come quello di Pulsano, e alle chiese della zona, oltre che allo
sviluppo urbanistico della cittadina dauna, oggetto di un’attenta
analisi diacronica. Interessante è pure la sezione iconografica, che completa il
lavoro.
L’altro lavoro è il saggio di
Antonio Masselli dedicato a
Il Monte Frumentario di San Severo.
L’autore, studioso di storia locale e autore di diverse pubblicazioni di storia
riguardanti il nostro territorio, legato al mondo delle associazioni culturali
sin dagli anni Sessanta, ricorda le origini di
questa istituzione, nata a San Severo nel 1718 dalla volontà del vescovo del
tempo, mons. Adeodato Summantico. Il Monte Frumentario aveva lo scopo di aiutare
la gente che coltivava la terra, prestando ai più poveri il grano occorrente per
la semina, ma non mancavano dei problemi, legati proprio all’indigenza dei
destinatari, non sempre in grado di restituire quanto ricevuto, con gli
interessi
connessi. Su queste premesse, Masselli ricostruisce una singolare pagina
dell’Ottocento, con un litigio che coinvolge personalità di spicco del tempo. La
vicenda finisce in tribunale e trova spazio invari opuscoli e articoli di
giornale, rintracciati dall’autore.
Per l’ambito letterario è presente il saggio di Mario Bocola, docente di Lettere
e dottore di ricerca in Studi Umanistici presso l’Università degli Studi di
Chieti-Pescara, intitolata a Gabriele d’Annunzio. Già sullo scorso numero Bocola
ci aveva offerto un saggio che chiamava direttamente in causa Luigi Capuana,
amico di Verga e noto come teorico del Verismo. A questo argomento si ricollega
ora Bocola, parlandoci de
La critica militante di Luigi Capuana negli scritti sparsi.
L’autore de
Il marchese di Roccaverdina
e di varie sillogi di racconti si distingue anche per la sua intensa attività di
critico e di pubblicista, che nel saggio di Bocola viene scandagliata con
l’esperienza di chi ha già dedicato all’autore siciliano numerosi lavori. Ne
viene fuori, dunque, un altro esempio di critica sull’Ottocento italiano.
Francesco Giuliani presenta, invece, il saggio
Le fascinose e dannate Isole Tremiti. Il viaggio di Nicola Serena di Lapigio
(1915).
Serena di Lapigio, figlio del senatore Ottavio, è
nato a Manduria nel 1875 ed è morto a Roma nel 1938. La sua
passione per la scrittura è testimoniata da alcuni lavori, tra cui
Panorami garganici,
del 1934. In questa sede ci occupiamo in
particolare dell’opuscolo pubblicato nel 1915,
Le isole Tremiti,
nel
quale Nicola Serena di Lapigio parla del suo viaggio alle Diomedee,
allora molto lontane dall’essere una perla del turismo mondiale,
come oggi. Per giungervi, bisognava affrontare un tragitto inconsueto e scomodo.
Sulle isole vi era una colonia penale, nella
quale poco tempo prima, nel 1911, nel corso del noto conflitto
voluto dalle autorità politiche italiane, erano stati deportati oltre
mille libici, destinati ad una tragica fine.
L’opuscolo dell’autore di Manduria, con la sua penna da
elegante e forbito scrittore, testimonia di vicende molto interessanti,
mostrando i cambiamenti intervenuti nei luoghi, ma anche nella mentalità delle
persone.
Angelo Russi offre un lavoro su
Momenti e testimonianze di vita di uno storico,
che merita qualche
osservazione particolare. Russi è nato a San Severo nel 1947. Dopo
aver trascorso nella città natale la prima parte della sua esistenza, si
è avviato agli studi storici, diventando docente ordinario di Storia
Romana. Il suo scritto è un’analitica, rigorosa e insieme affettuosa
disamina di un passato che si lega strettamente alla vita della città.
L’idea è stata nostra, sulla base di un’esperienza che risale a
vari anni or sono, quando chiedemmo a Nino Casiglio di scrivere un
saggio su Umberto Fraccacreta e il suo tempo. Ne venne fuori un
ricordo prezioso su di una realtà lontanissima dalla nostra, a cavallo
della seconda guerra mondiale. Quelle pagine hanno salvato un frammento prezioso
del passato cittadino. Di qui l’invito rivolto nei mesi scorsi ad Angelo Russi
affinché ricostruisse il mondo culturale e sociale della sua giovinezza, dunque
la San Severo degli anni Cinquanta e Sessanta, che rappresentano un importante
crocevia verso la modernità. A rendere più efficaci le sue memorie e i suoi
riferimenti bio-bibliografici, l’Autore ha aggiunto una ricca sezione
iconografica.
L’altro nostro scritto,
Storia di un’associazione culturale (e di una Città…). La Sezione della Società
di Storia Patria per la Puglia di San Severo e Alta Capitanata,
è un omaggio proprio alla nostra
Sezione. Più volte avevamo cercato di conoscere qualcosa di più sulle origini
della Sezione locale, ma non avevamo mai approfondito l’argomento, finché ci è
capitato di ricostruirne le vicende per un libro dedicato ai 90 anni dalla
nascita della Società di Storia Patria per la Puglia, curato e promosso da
Pasquale Corsi. Le notizie ch ecircolavano, in verità, non ci convincevano e
l’archivio barese
presentava dei vuoti. Alla fine, abbiamo ricostruito come meglio potevamo il
mosaico della nostra Sezione, inviando le pagine a Corsi, per poi approfondirle
ulteriormente. Ed è questa seconda versione quella che presentiamo in questa
sede. Nata nel 1986, la Sezione ha riunito i principali esponenti della
cultura del territorio o legata ad esso, muovendosi sulla scia di alcuni
personaggi già in precedenza appartenenti alla Società di Storia Patria per la
Puglia, ed il riferimento è ad Angelo, Umberto e Augusto Fraccacreta. Di qui il
titolo del contributo, in cui il nesso tra associazione e comunità cittadina è
reso volutamente in modo vistoso.
Altro saggio, a firma di Roberto Matteo Pasquandrea, si intitola
I sanseveresi e i fuochi d’artificio,
ed è un tema stimolante, com’è facile immaginare. Pasquandrea, già anestesista
ospedaliero, ha animato per vari decenni il mondo dell’associazionismo culturale
dauno, prima di trasferirsi per motivi di famiglia a Perugia. Innumerevoli sono
stati i suoi incarichi, e in questa sede ci limitiamo a ricordare il ruolo
svolto nella nascita della sezione locale dell’Archeoclub d’Italia e della
nostra Sezione di Storia Patria per la Puglia, nel 1986. Inoltre, è stato a
lungo direttore del Museo e dell’Archivio Storico Diocesano. Lo scritto che
presenta affronta da molteplici punti di vista l’attaccamento dei Sanseveresi ai
fuochi d’artificio. Pasquandrea ricorda che in verità i fuochi sono amati in
tutto il mondo, citando tra l’altro il celebre romanzo di Carlo Levi
Cristo si è fermato a
Eboli,
per poi esaminare la specifica situazione locale, specie in rapporto ai
festeggiamenti annuali di maggio in onore della Madonna del Soccorso. Infine,
l’Autore, dopo aver chiamato in causa le proprie memorie, offre una spiegazione
scientifica di questo legame ed espone il suo giudizio finale sulle peculiarità
locali.
Ciro Panzone, presidente dell’associazione culturale
Don Tommaso Leccisotti,
è un attento studioso della sua Torremaggiore,
alla quale ha dedicato vari lavori, compresa una storia dalle origini
articolata in più volumi, che è prossima alla conclusione.
Proprio su questa cittadina dauna è incentrato il saggio in
questione,
Icona e chiesa di S. Maria di Loreto in Torremaggiore (secc. XVI - XXI). Cenni
storici e artistici.
Nei secoli scorsi un nucleo greco-albanese si era trasferito a Torremaggiore,
rimanendo
strettamente legato alla propria identità etnica, linguistica e religiosa. Di
qui la costruzione, nella seconda metà del secolo XVI, della chiesa ricordata
nel titolo, officiata nel rito greco-bizantino da
preti sia d’etnia albanese che di origine greca. S. Maria di Loreto viene
inoltre impreziosita da una pregevole icona mariana, intronizzata sopra l’altare
e realizzata su commissione di Pietro Tosches in Civitate nel 1570. Panzone
segue la storia di questo edificio sacro fino ai giorni nostri, dando la dovuta
attenzione ai tanti temi connessi.
Anche questo numero di
Nuovi itinerari di Ricerca
sarà reso disponibile on line nel nostro sito telematico, accanto alle
precedenti miscellanee della Sezione. Inoltre, sarà in vendita in forma cartacea
su Amazon. L’obiettivo, come sempre, è quello di offrire una prova di impegno e
passione, in nome dei più alti valori della cultura.
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