PER MARIO BOCOLA. AD UN AMICO TROPPO PRESTO PERDUTO
Aveva una voce velata di pianto chi, nell’immediatezza della scomparsa di Mario, me ne dava la triste notizia. Poco si sapeva ancora dell’evento e si spegnevano nel silenzio le consuete vane domande, con le quali istintivamente si cerca di stemperare l’angoscia del messaggio. Dove, quando, perché è accaduto l’irreparabile ? Tutti dettagli ormai inutili, ma che in qualche modo servono a creare una parvenza di continuità tra il prima e il dopo; a cercare qualcosa di razionale, quasi un labile cenno di quotidianità, entro il mistero insondabile che si spalanca oltre la soglia della vita.
Poi man mano
riaffiorano frammenti di memoria, divenuti preziosi per rievocare l’amico
scomparso.
È come la ricostruzione di un rapporto lacerato, che si delinea a
specchio dello sguardo altrui, in una ricomposizione certo parziale, ma pur
sempre autentica. Con Mario non ho potuto avere una frequentazione assidua, ma
ho percepito subito la sincerità del suo approccio, la cordiale disponibilità e
la mitezza dell’animo.
Sono aspetti che si intuiscono a colpo d’occhio, oltre
che comprovati da una serie di indizi e di prove concrete, per quel che mi
riguarda anche provenienti da testimonianze dei miei familiari. Ne ho apprezzato
inoltre l’assiduo impegno culturale, sia di carattere giornalistico e
divulgativo sia di ambito storico e letterario. Proprio da questo punto di vista
molto mi aveva colpito la sua attenta e puntuale partecipazione alla vita della
Società di Storia Patria, sia della Sezione cui afferiva sia della Sede centrale,
di cui era socio ordinario. Queste due formulazioni erano per lui evidentemente
percepite nella loro sostanziale unitarietà, non quale semplice orpello per
tronfie ed autoreferenziali vanità.
Ora Mario ci ha
lasciati, ma il suo passaggio su questa terra è stato per molti che l’hanno
conosciuto un dono da non dimenticare.
Pasquale Corsi