RICORDANDO ARMANDO PERNA (1936-2026)

 

 

         I nostri rapporti con l’insegnante (ma lui avrebbe subito detto ‘educatore’) Armando Perna risalgono ai tempi della nostra scuola elementare. Frequentavamo una classe del terzo circolo didattico, intitolato a Umberto Fraccacreta, allora ubicata nel Palazzo Ricciardelli di via Soccorso. I locali erano ampi ma freddi e umidi, con le aule disposte l’una nell’altra, come si usava in passato. La conseguenza era che per entrare ed uscire bisognava passare per altre aule, e questo ci appariva già allora molto strano.

         In quel periodo ci eravamo appassionati alle capitali del mondo e così, leggendo e rileggendo i libri scolastici, eravamo diventati bravini. Di certo, conoscevamo più capitali allora di quante ne conosciamo oggi. Il nostro maestro ne parlò con il collega, che era ovviamente Armando Perna, e questi un giorno venne a prelevarci per interrogarci davanti ai suoi alunni. Era un espediente per spingere tutti a studiare di più la geografia, materia che, insieme alla storia, non è mai stata troppo amata. La prova andò bene e noi ci ricordammo sempre di quel giovane maestro che ci interrogò sulle capitali americane e africane.

         Ritrovammo Armando qualche anno dopo. Noi frequentavamo la casa dei nostri nonni, che era vicinissima alla sua. Lo vedevamo passare, sempre serio e compito, ma c’era troppa differenza d’età. I tempi non erano ancora maturi.

         I primi veri scambi risalgono agli anni Ottanta. Armando era noto per un volume, San Severo e il Tavoliere, che ha avuto più edizioni. Era un libro nato all’interno della scuola, utilizzando le strategie didattiche più avanzate del periodo. Del resto Perna, come mi confermano alcuni suoi ex alunni, era un’istituzione, un docente all’avanguardia, che si serviva degli audiovisivi per le sue lezioni, spingendo gli studenti ad attività pratiche. Il suo modo di insegnare, insomma, aperto alla modernità e alla sperimentazione, era molto apprezzato.

         Partiva dal vicino, dalla realtà sanseverese, e in questo senso si spiegano anche i suoi lavori successivi.

         La terza edizione del volume è del 1974 e il titolo completo, molto eloquente, è il seguente: Severo e il Tavoliere: monografia economico-storico-geografica ad uso degli insegnanti per un orientamento ambientale consapevole degli alunni delle scuole elementari. Il libro, stampato dalla tipografia scolastica, sarà solo in seguito edito dai fratelli Notarangelo.

         Storico ed educatore, dunque, che ricercava nelle vicende del passato la conferma dei valori più profondi, che non si stancava di riproporre. Moderno nell’ambito didattico, contestava però la deriva ideologica che puntava a privare la scuola della sua importanza. Aveva compreso benissimo dove si sarebbe andati a finire, e non riusciva ad accettarlo.

         Di qui anche i suoi aneddoti, come quando raccontava delle sue primissime esperienze di maestro per dimostrare cosa si può ottenere con l’insegnamento, se fatto sul serio e con impegno. Un giorno un alunno proveniente da una famiglia sanseverese dalla pessima fama si rifiuta di lavorare in classe; Armando lo rimprovera più volte, poi, di fronte all’ostinazione dell’alunno, lo caccia dall’aula in malo modo. Questo uscendo gli risponde che il giorno dopo se la vedrà con il padre. Una minaccia in piena regola. Quando arriva il genitore, Perna gli chiede a bruciapelo: cosa vuoi farne di questo figlio? Vuoi che diventi un ragazzo per bene? Alla risposta affermativa, Armando ribatte: e allora lascia fare a me. La scommessa è stata vinta, raccontava Perna, e questo ragazzo oggi è un uomo onesto.

         Sono memorie di un passato remoto, visto che oggi un maestro che si comporta come lui finisce picchiato dal genitore e magari viene pure licenziato come il peggiore dei malfattori, ma che testimoniano della serietà del suo lavoro in una città che presentava (e purtroppo presenta) ampie aree di degrado.

         Il Nostro era fatto così, con i suoi punti di riferimento e le sue certezze granitiche, che nessuno riusciva a scalfire.

         Accanito lettore, scriveva libri e aveva idee simili alle nostre, che non nascondeva: fu fatale diventare amici. Fu così che finimmo per scambiarci riflessioni e consigli di lettura. Talvolta, quando andavamo a trovarlo, ci apriva la moglie, anche lei maestra, Anna Cantiani, dolcissima e gentilissima.

         Un giorno il Nostro ci parlò dei suoi versi. Armando poeta era la conferma della sua sensibilità, del suo amore per il prossimo. Ce ne stupimmo un po’, ma alcune pagine ci piacquero e una poesia rientrò in un’antologia dedicata alle festività natalizie locali.

         Quando decise di pubblicare queste liriche, nel 1993, ci chiese una prefazione. Nacque così la silloge Veroni a sera. Il linguaggio era forbito, tradizionale, ma l’afflato poetico era sincero.

         Seguì poi un singolare romanzo, Viaggio esoterico nella Daunia Antica, nel 1999, pure questo apparso in più edizioni. La volontà di educare anche attraverso la letteratura era inarrestabile, e questo spiega alcune digressioni e precisazioni alle quali non riusciva a rinunciare. L’educatore si univa alle esperienze e alle conoscenze accumulate negli anni Sessanta, quando fu tra gli animatori dell’associazionismo locale. L’ambientazione originale era come al solito un omaggio alle radici del territorio.

        Ma non era tutto. Perna, che aveva alle spalle anche una intensa attività giornalistica, aveva composto articoli e studi dedicati alla storia locale, ragion per cui pensò bene di raccogliere il materiale disperso e di completare le sue ricerche, realizzando dei libri molto utili e godibili.

         In ogni pagina si comprende il suo amore per la città, il suo desiderio di sottolinearne i pregi, il suo impegno per migliorarla, malgrado le tante delusioni. Noi eravamo più disillusi e glielo dicevamo, ma Armando si chiudeva a riccio di fronte a certe obiezioni, impegnandosi senza risparmio di energie e con una notevole capacità di lavoro.

         Nascono, così, volumi come Note ed approfondimenti sulla storia della città di San Severo, nel 2005, Spaccato sulla San Severo che fu, prima e dopo il 1860, nel 2008, e San Severo, radici e percorsi, nel 2009. Nel 2012 fu la volta di San Severo, genealogia di una Comunità, un libro di grande formato ricco di illustrazioni e curiosità. Dopo La Daunia arcaica, del 2014, aveva pubblicato San Severo 900 anni nell'anagrafe della storia, 23 aprile 1116-23 aprile 2016, insieme con noi e con Pasquale Corsi, nel 2017. Nel 2019 era stava la volta di 1940-46. San Severo nella seconda guerra mondiale. Perna, classe 1936, era stato un testimone diretto di quel periodo, che aveva ricostruito con pazienza e tenacia.

         Un’altra caratteristica che lega questi libri è che quasi tutti portano la nostra prefazione. In realtà abbiamo provato a resistere, facendogli notare che in questo modo c’era il pericolo di togliere importanza alle parole del prefatore, visto come una sorta di complice, ma per lui il problema non si poneva: la richiesta era un attestato di stima, e troncava subito il discorso, dando per scontato il riferimento all’amicizia.

         Alla sua attività di formatore didattico per i CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell'Educazione Attiva) si lega, infine, il volume Giochi all’aperto, stampato con buon successo nel 2002 e nel 2004.

        La scrittura gli serviva anche come medicina, per dimenticare le nubi che si addensavano sul suo mondo. Armando si è prodigato tantissimo per aiutare alcuni suoi cari colpiti da problemi di salute, fino al punto di trascurare se stesso. Generosissimo e infaticabile, ha dovuto affrontare per anni il calvario delle cure oncologiche, prima, e dei costanti controlli medici, poi. Si recava a Bari, dove risiedono due dei suoi tre figli, poi ci telefonava per salutarci.

         La sua forte tempra lo ha sostenuto per molto tempo. Ogni volta superava i momenti più duri, ritrovando il sorriso, e lo incontravamo per strada o davanti ad una scuola, dove si recava ad aspettare l’uscita delle nipotine.

         Negli ultimi anni era stato cooptato nella Società di Storia Patria per la Puglia, diventando socio della sezione di San Severo e Alta Capitanata. Spesso passavamo da casa a prenderlo, per il piacere di trascorrere delle ore insieme. Dopo l’assemblea dei soci, non mancava una puntata in un bar o una passeggiata.

         Alla fine, però, anche Armando ha dovuto piegare il capo di fronte all’ineluttabile. Da tempo era ospitato a casa della figlia, che lo ha accudito con grande cura. Nei mesi scorsi avevamo provato più volte a contattarlo attraverso il cellulare, ma non ci aveva risposto. Di recente, poi, scattava subito la segreteria telefonica, ed era purtroppo un segnale eloquente.

         Il 23 giugno Armando ci ha lasciato, dopo una vita lunga e spesa bene. Le attestazioni di stima che leggiamo da più parti, sui social e sui giornali cartacei, confermano la stima di cui ha goduto e di cui continuerà a godere.

         Un caro saluto, Armando.

         F.G.  

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